<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
	<channel>
		<atom:link href="http://www.tenutacapri.it/blog/x5feed.php" rel="self" type="application/rss+xml" />
		<title><![CDATA[Blog]]></title>
		<link>http://www.tenutacapri.it/blog/</link>
		<description><![CDATA[Storie ed articoli a tema vinicolo]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Thu, 12 Apr 2018 10:02:00 +0200</lastBuildDate>
		<generator>Incomedia WebSite X5 Evolution</generator>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (quattordicesima ed ultima parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_we9gljn9"><div><span class="fs12">Giovanni non sapeva cosa fosse successo.</span></div><div><span class="fs12">La sua vita procedeva tranquilla, sicura e felice.</span></div><div><span class="fs12">Ogni giorno che passava, da quando era bambino, era stato un momento di crescita in un cammino non privo di ostacoli ma anche ricco di strumenti per superarli.</span></div><div><span class="fs12">Non aveva mai amato fare grandi progetti perché la saggezza contadina che aveva ereditato dai suoi genitori aveva sempre suggerito di fare piccoli passi decisi in avanti pronti ad adeguarsi agli inevitabili imprevisti della vita.</span></div><div><span class="fs12">Non aveva mai desiderato altro che l’amore dei suoi genitori, la vigna di cui aveva imparato sin da piccolo ad amare i cicli e i colori e da qualche anno Caterina che aveva riempito anche quella parte di lui che desiderava essere completata.</span></div><div><span class="fs12">Ecco la sua vita era così. Semplice ma non banale. E lui era sempre allegro e positivo, tipico delle persone che sanno ringraziare per il dono della Vita!</span></div><div><span class="fs12">L’apparizione - si, così la definiva in cuor suo – di quella meravigliosa ragazza alla Messa di domenica aveva, di colpo, messo tutto in discussione.</span></div><div><span class="fs12">Tutto era passato in secondo piano.</span></div><div><span class="fs12">Lui ora voleva solo una cosa e si sentiva davvero stupido.</span></div><div><span class="fs12">Voleva solo conoscerla e scappare da tutto con lei.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 08:02:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=we9gljn9</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/we9gljn9</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (tredicesima parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_dprojmhx"><div><span class="fs12">Caterina non capiva.</span></div><div><span class="fs12">Da domenica il suo fidanzato era distratto, sfuggente e soprattutto irascibile come mai lei lo aveva visto.</span></div><div><span class="fs12">Da due anni erano fidanzati e ormai il matrimonio era prossimo. Avevano deciso di sposarsi a maggio dell’anno successivo e Caterina non vedeva l’ora di poter diventare la moglie di Giovanni.</span></div><div><span class="fs12">Lui era un ragazzo delizioso, attento ed educato. La copriva di attenzioni ed era rispettoso della sua decisione di arrivare vergine al matrimonio.</span></div><div><span class="fs12">Caterina era cresciuta in una famiglia particolarmente attenta alla dottrina della Chiesa e la sua educazione era stata severa ma nonostante tutto lei si sentiva davvero riconoscente nei confronti dei suoi genitori per i valori che le avevano trasmesso.</span></div><div><span class="fs12">Era segretamente innamorata di Giovanni dai tempi della scuola.</span></div><div><span class="fs12">Spesso correva la mattina per arrivare nella piazza prima di lui e aspettarlo solo per guardarlo passare.</span></div><div><span class="fs12">Soffriva maledettamente per la sua indifferenza ma una delle sue caratteristiche era la caparbietà e sapeva che un giorno si sarebbero sposati.</span></div><div><span class="fs12">Lo aveva aspettato pazientemente. Aveva vissuto giorni terribili quella volta che lui si fece vedere a braccetto della Luisa, una ragazza genovese che veniva a trascorrere a Moncalvo la villeggiatura a casa dei nonni. Era tornata a casa ed era scoppiata a piangere come una bambina spaventando i suoi genitori a cui non aveva, ovviamente, mai svelato cosa serbava nel suo cuore.</span></div><div><span class="fs12">Ma poi l’estate era passata e Giovanni era quello di sempre. Lo incontrava a Messa o in giro, qualche pomeriggio. Lui sempre con il suo amico Luigi. Lei in compagnia di sua mamma e sua zia. Con un breve cenno del capo rispondeva al saluto sorridente dei due ma quando succedeva in realtà dentro di lei si scatenava il terremoto, le gambe le tremavano e doveva farsi forza per continuare a passeggiare come niente fosse.</span></div><div><span class="fs12">Poi le cose presero un’accelerata improvvisa. Una domenica, sua mamma si era fermata a parlare con alcune donne per organizzare un rosario per un’amica malata. Caterina si guardava intorno quando lui le tocco la spalla facendola sobbalzare.</span></div><div><span class="fs12">Iniziò così. Dopo una settimana Giovanni parlò al padre di Caterina per spiegargli quanto fosse innamorato di sua figlia e che le sue intenzioni erano serie. Erano fidanzati. Caterina era felice come mai nella sua vita. L’amore la fece sentire più sicura e diventò sempre più bella, con un sorriso luminoso sempre stampato sulle labbra carnose e rosse come la ciliegia.</span></div><div><span class="fs12">Ogni giorno era più bello, l’emozione più intensa, il mondo migliore.</span></div><div><span class="fs12">Ma domenica qualcosa era cambiato.</span></div><div><span class="fs12">Improvvisamente, lui sembrava lontano.</span></div><div><span class="fs12">Per la prima volta nella sua vita, Caterina aveva paura di perdere tutto.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 15:35:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=dprojmhx</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/dprojmhx</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (dodicesima parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_pf7t0pk8"><div><span class="fs12">I giorni che seguirono quegli sguardi furono intensi per tutta la comunità.</span></div><div><span class="fs12">Piat iniziò a selezionare il personale avventizio per i lavori di costruzione e a stringere tutti gli accordi necessari per far partire il cantiere nel più breve tempo possibile.</span></div><div><span class="fs12">Margherita era impegnatissima a sistemare la sua nuova casetta e, al tempo stesso, ogni tanto, improvvisamente, si sentiva il cuore battere forte nel petto apparentemente senza motivo.</span></div><div><span class="fs12">Aveva conosciuto alcune persone davvero gentili di Moncalvo che l’avevano accolta con affetto e curiosità e si erano offerte di guidarla nei primi tempi di ambientamento.</span></div><div><span class="fs12">Soprattutto Ines, la giovane figlia del comandante della sta&lt;ione dei carabinieri, era stata deliziosa.</span></div><div><span class="fs12">Dopo la Messa si era avvicinata a lei, mentre il padre si intratteneva con Leo, e le aveva detto di fare pieno affidamento per qualsiasi cosa le fosse servito in quei primi giorni e li aveva invitati alla sua festa di compleanno prevista il sabato successivo.</span></div><div><span class="fs12">Margherita non vedeva l’ora che arrivasse quel giorno e pensava cosa indossare, cosa regalare a Ines e a come sarebbe andata la serata.</span></div><div><span class="fs12">In realtà, anche se lo negava a se stessa, sperava di rivedere il ragazzo della Messa, di sapere chi fosse, di riuscire a capire, tramite Ines, qualcosa di più: era di Moncalvo? Dove abitava? Era sposato o fidanzato?</span></div><div><span class="fs12">Si vergognava di quei pensieri: lei era felicemente sposata e amava suo marito – si ripeteva.</span></div><div><span class="fs12">Ma quegli occhi neri, profondi e parlanti avevano aperto una diga di emozioni dentro di lei.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 08:32:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=pf7t0pk8</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/pf7t0pk8</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (undicesima parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_jv4whs6y"><div><span class="fs12">Febbraio 1953</span></div><div><span class="fs12">Leonardo era restio ad accettare quell’incarico.</span></div><div><span class="fs12">Era stato convocato di prima mattina dall’ingegner Pagliero e quindi era dovuto arrivare a Torino la sera prima. Aveva preso il treno e dal suo piccolo paesino in provincia di Belluno il viaggio era stato davvero lungo e faticoso.</span></div><div><span class="fs12">L’ingegnere lo aveva lusingato per dieci minuti buoni prima di affondare con la richiesta: “Piat, lei è l’uomo che fa per noi! So che le chiediamo un grosso sacrificio ma è un lavoro che può fare solo lei”.</span></div><div><span class="fs12">Non era certo il solo a poter affrontare la costruzione di un grosso capannone nel centro di una sperduta cittadina piemontese ma l’ingegnere sapeva bene quali tasti toccare per convincere i suoi uomini: cuore, orgoglio e denaro.</span></div><div><span class="fs12">“Lei Piat sa organizzare bene le cose e a Moncalvo dobbiamo fare un bel lavoro e farlo in fretta perché dovremo consegnare entro sei mesi. E poi non può pensare di fare carriera restando sempre vicino a casa. Qui c’è tutta l’Italia da ricostruire e lei deve aiutare la Ditta a diventare la numero uno.”</span></div><div><span class="fs12">Per farla breve, aveva accettato, mettendo una sola condizione: Margherita, sua moglie da qualche mese, doveva seguirlo a spese della Ditta.</span></div><div><span class="fs12">L’ingegnere non aveva fatto una piega, anzi. Lui desiderava che i suoi uomini di fiducia fossero tranquilli e la lontananza dalla famiglia poteva diventare un grosso problema quando le trasferte erano lunghe.</span></div><div><span class="fs12">Margherita accettò di buon grado la proposta di suo marito.</span></div><div><span class="fs12">Aveva 20 anni e una grande voglia di viaggiare, di conoscere nuovi posti e nuove persone e anche se Moncalvo non era Parigi pensò che la vita le stava riservando una grande opportunità.</span></div><div><span class="fs12">Si erano sposati da qualche mese e Margherita adorava Leo che conosceva da quando era bambina e lui era un giovane bello e aitante di vent’anni. Due anni prima si era dichiarato e la differenza di età di dodici anni non era stata certo un ostacolo alla sua decisione di fidanzarsi prima e di sposarsi poi.</span></div><div><span class="fs12">Leonardo tornò da Torino il lunedì e il sabato successivo gli sposini arrivarono a Moncalvo nella casa che la Ditta aveva loro riservato.</span></div><div><span class="fs12">L’ingegnere stesso li accolse e volle per forza che andassero in un’osteria nel centro storico dove consumarono una cena tipica e durante la quale Margherita fece conoscenza (timida, a dir la verità) con la sua prima barbera.</span></div><div><span class="fs12">L’indomani fecero il loro debutto ufficiale nell’avvenimento che costituiva il momento più importante, dal punto di vista sociale, della cittadina: la Messa!</span></div><div><span class="fs12">Tutti gli occhi erano su di loro. Margherita era consapevole della sua bellezza e di quella di suo marito e se ne compiaceva in cuor suo.</span></div><div><span class="fs12">E fu li, durante l’omelia, che per la prima volta i suoi occhi incontrarono quelli del giovanotto, semplice e tenebroso, che avrebbero sconvolto la sua tranquilla esistenza.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 15:29:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=jv4whs6y</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/jv4whs6y</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (decima parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7ls2vfot"><div><span class="fs12">Il corpo di Luigi fu recuperato dopo le tre di notte ponendo fine alle ansie e alla speranza.</span></div><div><span class="fs12">Cercava di mantenere la calma per essere di conforto a Giuseppina. Delicatamente la strinse a sé e la condusse via, accarezzandole i capelli e sussurrandole parole di conforto tanto dolci quanto inutili. La testa gli pulsava e non riusciva a pensare a nulla.</span></div><div><span class="fs12">Luigi, Luigi, Luigi.</span></div><div><span class="fs12">Tutto era perduto e buio. Ogni progetto e ogni piano futuro spezzato. E lui, inspiegabilmente, si sentiva in colpa.</span></div><div><span class="fs12">Ma sapeva bene che quel sentimento doveva accantonarlo e approfondirlo più avanti.</span></div><div><span class="fs12">Moncalvo, tre giorni dopo.</span></div><div><span class="fs12">Luigi non era stata la sola vittima della disgrazia.</span></div><div><span class="fs12">Altre vite erano state strappate da quel crollo improvviso. Un paese, anzi un’intera città, era stata devastata e colpita proprio nel momento della ripresa, della speranza di un futuro migliore dopo gli anni difficili del dopoguerra.</span></div><div><span class="fs12">Subito dopo il dolore, la sera stessa dei funerali, i discorsi si erano spostati ad indagare sulle cause dell’incidente e sulle responsabilità presunte dell’impresa di costruzione.</span></div><div><span class="fs12">Fu proprio la sua fidanzata Caterina ad informarlo di ciò che la gente diceva. ‘Sono fuggiti tutti, quelli dell’impresa’.</span></div><div><span class="fs12">Fuggiti tutti. Avevano lasciato la città. Abbandonato le case.</span></div><div><span class="fs12">Anche Margherita era sparita.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 15:24:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=7ls2vfot</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/7ls2vfot</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (nona parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_b0qgm63o"><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><i class="fs12">Moncalvo, 1953 </i></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Le mani erano ormai coperte di sangue. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Stava scavando in modo forsennato, spostando pietre, pezzi di ferro torti e lamiere taglienti. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Non c’era tempo per pensare. Si sentivano urla di uomini feriti che venivano coperte dai lamenti delle donne che erano accorse e che cercavano notizie dei propri mariti e dei propri figli. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Ogni tanto le urla si facevano più forti perché i soccorritori trovavano un ferito e si doveva valutare rapidamente come liberarlo dal peso che gravava sopra di lui. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Ancora da fuori città non era arrivato nessuno. Era sicuro fosse questioni di minuti perché sembrava passato tantissimo tempo dal crollo. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Una mano posata sulla spalla lo fece girare di colpo. Era Giuseppina ed era disperata davvero perché era sicura che Luigi fosse lì sotto da qualche parte. “Ti prego Giovanni trovalo, chiamalo anche tu” </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Erano cresciuti insieme lui e Luigi, inseparabili ancor prima di andare a scuola. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Luigi era come un secondo figlio per i suoi genitori e anche lui era sempre stato accolto con amore e benevolenza a casa dell’amico. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Mai – _davvero mai avevano litigato. La loro intesa era perfetta e anche quando c’erano da fare delle scelte (con le ragazze, per esempio) il loro interesse si focalizzava magicamente su obiettivi diversi. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Luigi era come un fratello e il pensiero di lui là, sotto le macerie, magari ferito alle gambe o privo di sensi lo colpì all’improvviso come un fulmine. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Scostò amorevolmente Giuseppina e si diresse deciso verso un gruppetto di uomini che già avevano soccorso diversi feriti per chiedere di lui. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Ma quelli che erano stati tirati fuori erano tutti più grandi di Luigi. Erano stati messi vicino ad una casa lì accanto in attesa delle ambulanze. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Un uomo sulla sessantina gemeva sommessamente e con dignità nonostante le condizioni delle gambe che apparivano deformate dal peso sostenuto. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Lo riconobbe: era un amico di suo padre e qualche volta si erano trovati a mangiare allo stesso tavolo, a bere la barbera fresca e ridere di gusto: sembrava impossibile! </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Si chinò per chiedergli come si sentisse e per confortarlo. E poi gli chiese di Luigi. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">“Sai per caso se sotto il capannone c’era anche Luigi, il mio amico? Sua sorella continua a dire che doveva venire a lavorare qui oggi.” </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Mar 2018 10:39:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=b0qgm63o</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/b0qgm63o</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (ottava parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_cg1y8r0l"><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><i class="fs12">Lisbona 1983 </i></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Era salito nei pressi del Cemitério Dos Prazeres e ora sedeva sulle scomode panche in legno del tram 28 per godersi il viaggio e pensare. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Lo faceva spesso, quando si faceva prendere dalla malinconia e dall’inquietudine.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Saliva sul tram, si sedeva sulle panche vicino al finestrino e si faceva trasportare nel vorticoso percorso fatto di saliscendi e di incroci pericolosi attraverso i quartieri di quella che da anni era ormai la sua città. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">E mentre scorrevano veloci le immagini di Baixa, Alfama, Barrio Alto e Graça, liberava la mente e riusciva a rilassarsi un po’.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Anche questa volta, scese al capolinea di Largo Martim Moniz e si avviò a piedi verso la chiesa dedicata a San Domenico. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Oggi, però, l’ansia invece che diminuire stava aumentando.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Aveva ricevuto una lettera quella mattina. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Appena aveva visto la calligrafia chiara e sicura con cui era vergato l’indirizzo il suo cuore si era quasi fermato. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Erano passati ventitre anni dall’ultimo giorno in cui l’aveva vista dopo un periodo in cui la sua vita era stata travolta dagli avvenimenti, in cui i tranquilli progetti di un ragazzo di campagna che amava le sue vigne erano stati sostituiti da emozioni così forti da impedire qualsiasi visione del futuro ma solo la necessità di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Seduto davanti alla grande chiesa ancora chiusa per il restauro dopo il grande incendio del 1959, rigirava la lettera ancora chiusa tra le mani. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs12">Ancora una volta un foglio di carta scritto da quella mano poteva modificare il suo destino, proprio come allora. </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 16:51:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=cg1y8r0l</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/cg1y8r0l</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (settima parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_enrkq4m0"><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">"A tarda notte nessuno sa ancora rendersi conto di come sia successa la più spaventosa disgrazia che qui memoria d’uomo ricordi. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Eppure molti hanno assistito. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Ecco un agricoltore che abita in una casetta di fronte al cantiere: «Stavo guardando il cielo perché era cominciata a cadere la pioggia e guardavo davanti a me i tre grandi capannoni che l’impresa di Torino ha quasi finito di costruire per la fabbrica di aratri. Un rombo, un capannone di 64 metri per 14 si affloscia al suolo; un secondo, forse due, e una nuvola di polvere che sale per metri e metri e che copre tutto; ed io e gli altri inchiodati che non riusciamo a muoverci». </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Solo quando lui ed altri si muovono e si avvicinano si ha la sensazione esatta della catastrofe. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Ai margini dei nuvoloni di fumo, accanto ai primi rottami di mattoni, dei corpi. Uno, due, tre: svenuti, sanguinanti, vivi. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Ma gli altri? </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Dove sono i quindici, venti che dovevano essere lì sul tetto a mettere le ultime tegole o dentro il capannone a preparare il materiale? </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">La gente accorre: i compagni di lavoro dalle altre parti del cantiere, i contadini dai dintorni, tutti gli uomini validi di Moncalvo. Tanta gente, sì; ma davanti ad essa una montagna di detriti, di fili d’acciaio contorti, di briciole rosse di tegole. </span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Dove saranno, dove saranno?" (La Stampa - 10 luglio 1953) </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 15:55:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=enrkq4m0</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/enrkq4m0</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (sesta parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_kj0vs244"><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Mano a mano che si avvicina alla nube, la confusione aumentava. </span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Le strade erano piene di gente che urlava che imprecava che piangeva terrorizzata mentre la visibilità diminuiva velocemente e tutto era ovattato come quella nebbia che nei freddi autunni avvolgeva case, vigne e boschi imprigionando colori e calore.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Molti correvano verso la fabbrica, altri inspiegabilmente in senso opposto, smarriti, increduli, forse ad avvisare chi ancora non sapeva, chi era ignaro a casa a riposarsi prima della cena in quella giornata estiva.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Non aveva alcun pensiero, correva e basta, scansando ostacoli e persone come se raggiungere prima il luogo del disastro potesse realmente cambiare qualcosa.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">A metà strada, incontrò suo padre ma non persero tempo a parlare e continuarono la loro corsa uno affianco all’altro, come se uniti potessero essere più forti.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Entrambi sapevano, intuivano, che quello che avrebbero trovato una volta giunti sul posto sarebbe stato doloroso. Quel rombo, quella nuvola di polvere, il vociare e gridare della gente non lasciavano speranze.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">C’erano state nei mesi scorsi molte discussioni riguardo a quei tre capannoni in costruzione che dovevano servire ad ingrandire la fabbrica nata nel Dopoguerra che si trovava sulla “lea” vicino alla Tessitura.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">L’impresa andava bene e occorrevano nuovi spazi per ricoverare mezzi e attrezzi ma non si poteva certamente costruire lì, in piena città, ed era stata individuata l’anno prima un’area vicino alla stazione per costruire tre nuovi capannoni.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">I lavori erano stati affidati ad un’impresa di Torino e i suoi concittadini si dividevano nel giudizio riguardo a come “gli stranieri” si erano mossi per costruire.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Ormai erano quasi arrivati. D’improvviso scorse Margherita, poche decine di metri avanti a lui ma la perse subito di vista. C’era anche la sorella di Luigi, il suo più caro amico, che correva piangendo, inzuppata di pioggia da testa a piedi.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Alla fine arrivarono.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Davanti a loro, la polvere nascondeva la vista. Ma appena gli occhi si abituavano a quella foschia artificiale potevano intuire la portata del disastro: di uno dei tre capannoni non restava che una montagna di macerie.</span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Di colpo ogni rumore cessò. </span></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">E il silenzio rese ancor più tragico e solenne quel momento.</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs14"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 15:54:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=kj0vs244</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/kj0vs244</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (quinta parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_uiwbxsr5"><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Si destò all’improvviso svegliato da un rumore sordo che proveniva da lontano. Sembrava un tuono ma il cielo era sereno in quella giornata di luglio calda all’inverosimile.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Rimise nel fagotto i pochi avanzi del suo pranzo e ripiegò con cura il bigliettino che aveva letto e riletto prima di sprofondare in un sonno profondo. Quanto aveva dormito? Non portava mai l’orologio in vigna perché il ritmo era dettato dal sole e proprio dalla lunghezza delle ombre era sempre in grado di capire che ora fosse. Dovevano essere quasi le due e quindi era in ritardo sulla sua personale tabella di marcia.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Ancora un rumore arrivò sordo da lontano e iniziò a realizzare che presto il cielo si sarebbe coperto anche lì. Non erano rari a luglio i temporali, qualche volta erano stati molto violenti negli anni scorsi e avevano causato molti danni sui grappoli in maturazione.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Si avviò verso la parte più lontana della vigna deciso a concludere quanto programmato quella mattina. Si prospettava una buona vendemmia: i grappoli erano sani e durante le delicate fasi primaverili tutto era andato per il verso giusto.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Quando era chino tra i filari del vigneto era felice. La mente si sgombrava di ogni pensiero e la sua concentrazione era sempre altissima su quello che faceva.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Terminò verso le 18 proprio mentre il temporale si avvicinava e iniziò a piovere con grande intensità. Amava la pioggia e si avviò a piedi verso casa, stanco e soddisfatto e completamente inzuppato.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Era appena arrivato nei pressi della stazione quando sentì un nuovo rombo fortissimo ma comprese subito che non era un tuono.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">E poi non capì più nulla.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">La gente correva e urlava. E altra gente si aggiungeva e riempiva la strada mentre una nube di polvere si sollevava dal terreno poco lontano.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">“E’ crollato il capannone! E’ venuto giù tutto alla fabbrica degli aratri”</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Quell’urlo lo scosse e incredulo anche lui si mise a correre a perdifiato verso la fabbrica, verso la nuvola, verso ciò che avrebbe cambiato per sempre il suo destino.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Sep 2017 15:49:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=uiwbxsr5</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/uiwbxsr5</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (quarta parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vcwp34nu"><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Lei era apparsa all’improvviso alla Messa domenicale, accompagnata da un bell’uomo naturalmente elegante anche se vestito in modo semplice e con una strana cravatta colorata che faceva comprendere la provenienza forestiera.<br></span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Quando l’aveva vista aveva smesso di ascoltare la predica di don Francesco e aveva iniziato a guardarsi intorno nervosamente per capire se qualcun altro la avesse notata.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Era una bella ragazza, con un abitino dai colori delicati, i capelli castani lunghi e ben pettinati e un leggero trucco che faceva risaltare i suoi occhi nerissimi e profondi.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Finita la Messa, congedò velocemente Paolo, il fratello della sua fidanzata Caterina che era rimasta a casa per un fastidioso e persistente raffreddore, e cercò di seguire la sconosciuta e il suo accompagnatore per scoprire chi fossero e perché fossero in città.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Fu Luigi, il suo compagno di tante avventure vissute dai tempi della scuola, a svelargli l’arcano.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Il bell’uomo era di Belluno ed era della Ditta di Torino che doveva fare i lavori ai capannoni della fabbrica di aratri, forse il capocantiere. E lei, la ragazza dagli occhi profondi, era la sua giovane moglie.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">La notizia non lo sorprese: non cambiava niente. Era sicuro che quell’incontro non fosse casuale. Aveva provato un’emozione intensa e sconosciuta quando l’aveva vista, come se l’avesse riconosciuta dopo esserne stato separato da chissà quanti anni.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">Lei non aveva neanche incrociato il suo sguardo ma era convinto che avesse provato la stessa cosa.</span></div><div><span class="fs12"> &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs12">E così, pervaso da un’eccitazione inspiegabile, si trovò a fischiettare felice mentre rincasava.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 15:45:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=vcwp34nu</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/vcwp34nu</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (terza parte)                    ]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_b5e9v57h"><div> &nbsp;</div><div><b>UN DESTINO ROSSO BARBERA (terza parte)</b></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Aprì piano la porta per non far rumore e svegliare i suoi genitori che solo nei giorni di festa si concedevano un breve riposo pomeridiano e forse un po’ di intimità.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Sul tavolo c’era un bicchiere di vino e un pezzo di formaggio di capra ed era un binomio a cui lui non riusciva mai a dire di no. Prese anche un pezzo di pane dalla dispensa e si concesse quell’insperato spuntino.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Tirò fuori il biglietto e lo stirò con le mani, appiattendolo sul vecchio tavolo di legno.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Aveva trascorso giornate intense, col cuore in gola, stupito dalla piega che stavano prendendo gli eventi e incapace di comprendere cosa sarebbe successo.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Anche Caterina, la ragazza che avrebbe sposato dopo la vendemmia, si era accorta di quella sua inquietudine ma era abituata ai suoi sbalzi di umore, soprattutto in quei mesi in cui il lavoro in vigna era faticoso per il caldo e stressante perché ogni cambiamento climatico portava quell’ansia che ogni vignaiolo conosce bene.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Invece il caldo e il lavoro non c’entravano. </div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Era Margherita che gli aveva fatto perdere l’equilibrio nel quale sempre aveva voluto vivere la sua esistenza.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Come se gli avessero tolto l’asta con cui camminava ormai da trent’anni su un esile filo posto a cento metri da terra e che faceva oscillare un po’ a destra e un po’ a sinistra, dall’alto in basso e poi ancora su per non cadere di sotto.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">(continua)</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"> </div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 14:33:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=b5e9v57h</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/b5e9v57h</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (seconda Parte)                 ]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_k8epd989"><div> &nbsp;</div><div><b>UN DESTINO ROSSO BARBERA (seconda parte)</b></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Prese dalla tasca un foglietto spiegazzato che da qualche giorno portava sempre con sé.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">C’era scritto: “questo è il mio primo haiku: non cercare più. Tutto quel che serve, è ciò che già hai.”.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Lo leggeva tante volte. Prima lentamente per comprendere il significato di ogni parola. Poi più veloce come un mantra, per riascoltare il suono di quei versi, per assaporarne ogni sillaba. </div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Lo faceva star bene quel foglio che aveva trovato proprio dietro la chiesa della Madonna delle Grazie, domenica pomeriggio, mentre vagava, come al solito, indeciso se avvicinarsi alla casa dove abitava Margherita.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Quando aveva letto per la prima volta il biglietto, scritto con una calligrafia femminile arrotondata ma decisa, aveva pensato subito ad un messaggio divinatorio: quello era stato scritto per lui, per farlo desistere da un’idea che si era fatta spazio piano piano nella sua testa fino a diventare l’unico pensiero delle sue giornate.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Però c’era quella parola misteriosa – haiku – che lui non conosceva e che gli sembrava appartenere al linguaggio misteriosi degli esseri dotati di quelle capacità straordinarie di cui sua madre Ada raccontava quando era più piccolo.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Quella domenica non si spinse oltre. Mise il foglio nella tasca dei pantaloni e ritornò a casa, tastando ogni tanto per esser certo di non perderlo.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">(continua)</div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Jul 2017 14:30:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=k8epd989</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/k8epd989</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[* UN DESTINO ROSSO BARBERA (prima parte)                                                                       ]]></title>
			<author><![CDATA[Tenuta Capri]]></author>
			<category domain="http://www.tenutacapri.it/blog/index.php?category=RACCONTI"><![CDATA[RACCONTI]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_e5d8l17q"><div> &nbsp;</div><div><b>UN DESTINO ROSSO BARBERA (prima parte)</b></div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Era stata una giornata normale, come tante altre.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Sveglia alle cinque e nella vigna a lavorare fino a sera.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Solo con i suoi pensieri, aveva fantasticato per ore sotto il sole che bruciava le spalle.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Si era fermato a mangiare quello che sua mamma Ada gli aveva preparato nel solito fagotto: non voleva mai sapere prima quello che lo aspettava! </div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Si sedeva all’ombra dei noccioli poco distante dalla vigna e, come un bambino, svolgeva i panni pronto a scoprire cosa avrebbe sfamato il suo appetito smisurato.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Ada non lo deludeva mai! </div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Si alzava prima dell’alba e cucinava per lui, con amore e allegria, e il risultato del suo entusiasmo lo trasferiva nei suoi piatti mai banali e ripetitivi.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">C’era solo una costante nel fagotto. Una piccola bottiglia con un tappo di sughero ormai consunto dall’uso ripetuto di mille giorni con la barbera di famiglia, quella preparata da suo padre con il metodo tramandato da nonno Fulvio e chissà da quante generazioni.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">Un sorso di quel nettare divino lo rimetteva in pace col mondo e lo preparava al breve riposo prima di riprendere il lavoro.</div><div> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;">(continua)</div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Jul 2017 13:21:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.tenutacapri.it/blog/?id=e5d8l17q</link>
			<guid isPermaLink="false">http://www.tenutacapri.it/blog/rss/e5d8l17q</guid>
		</item>
	</channel>
</rss>